Vini naturali e radicali: l’anima di Rocco di Carpeneto
Ci sono serate in cui sento il bisogno di staccare, aprire una bottiglia e lasciare che sia il vino a raccontarmi una storia. L’ho fatto, e i protagonisti sono stati due vini della cantina Rocco di Carpeneto, realtà dell’Alto Monferrato che si definisce produttrice di vini radicali.
Radicali perché nascono da un approccio senza compromessi: uve da vitigni autoctoni coltivati in biologico, fermentazioni spontanee, nessun additivo. Vini naturali che raccontano il tempo, il rispetto ed il territorio. Una filosofia che si riflette fedelmente nei due calici che ho degustato: il Reis 2023, un Cortese macerato tre giorni, e il Rataraura 2022, una Barbera affinata in anfora.
Reis 2023 – Radici delicate in un bicchiere di Cortese macerato

Il Reis 2023 (12%) nasce da uve Cortese macerate tre giorni sulle bucce. Nel bicchiere si presenta con una timidezza iniziale, che lascia spazio a profumi sottili e complessi: frutta bianca, fiori di campo, accenni erbacei. In bocca sorprende per equilibrio e freschezza, con un corpo giusto e una mineralità che invita al sorso successivo.
L’ho abbinato a un trancio di salmone all’aceto balsamico: il contrasto tra la grassezza del pesce e la vivacità del vino ha funzionato alla perfezione, dando vita a un dialogo armonico di sapori. Un bianco macerato che racconta con delicatezza l’anima radicale del Cortese.
Rataraura 2022 – La Barbera ammorbidita dall’anfora

Con il Rataraura 2022 (13%) si cambia registro. È una Barbera affinata almeno 15 mesi in anfora, un contenitore che addolcisce le acidità tipiche di questo vitigno piemontese, rendendole più morbide e meno sferzanti.
Al naso richiama prugna e ciliegia, con sfumature speziate. In bocca è una Barbera fedele a se stessa, ma più rotonda e avvolgente, con un finale lungo e persistente. Ho percepito anche una lieve nota volatile, una punta acetica che non disturba: anzi, sembra quasi aggiungere un tocco di vitalità al vino, esaltandone il carattere artigianale e “radicale”.
L’ho accompagnata a carni di maiale – arrosto e salsiccia – e l’abbinamento è stato quasi istintivo: l’acidità ha ripulito il palato dai grassi, mentre il calore del vino ha esaltato i sapori della carne.
Vini naturali dell’Alto Monferrato: cosa resta nel calice

Il Reis e il Rataraura sono diversi per stile e carattere, ma entrambi fedeli al DNA della cantina Rocco di Carpeneto: radicali, schietti, autentici. Vini naturali dell’Alto Monferrato. Degustandoli, ho percepito la stessa verità: quella di una viticoltura che non maschera, non addolcisce artificialmente, ma lascia parlare la terra e il vitigno.
Ecco perché questi vini naturali non sono solo da bere: sono da ascoltare.










