Ci sono vini che raccontano un territorio e altri che raccontano il tempo. Autoritratto 2022 di Antonella Lombardo riesce a fare entrambe le cose, offrendo una lettura autentica e profonda del Mantonico bianco, uno dei vitigni più antichi e affascinanti del patrimonio viticolo italiano.
Il vino nel calice
Stappato a quasi quattro anni dal suo imbottigliamento è un vino che alla vista si presenta con un giallo paglierino intenso, quasi dorato, segno di maturità e di uno stile che non rincorre l’esilità a tutti i costi. Al naso il vino si apre con una bella complessità aromatica: frutta matura, agrumi maturi, seguiti da delicate note di miele e mandorla, che richiamano immediatamente l’identità varietale del Mantonico.

In bocca il sorso è fresco ma strutturato, sostenuto da una salinità ben definita che accompagna il vino verso una lunga persistenza gustativa. È un bianco che non gioca sull’immediatezza, ma sulla profondità e sull’equilibrio, capace di coniugare materia, tensione e bevibilità.
Servito a una temperatura non troppo bassa (12–13 °C) e in un calice ampio, Autoritratto mostra tutta la sua personalità, confermandosi un vino che trova naturale collocazione a tavola, ma che sa essere anche vino di riflessione.
Un bianco di carattere e di tempo
Il Mantonico bianco è un vitigno che ama prendersi il suo spazio. In questa versione 2022 appare già espressivo, ma lascia intuire una capacità evolutiva importante, con prospettive di affinamento che nei prossimi anni porteranno verso note di agrume candito, frutta secca e una complessità gustativa ancora più stratificata.
Autoritratto si inserisce così nella categoria dei bianchi mediterranei di struttura, capaci di dialogare con piatti di pesce importanti, crostacei, formaggi semi-stagionati, ma anche con carni bianche e preparazioni aromatiche.
Il Mantonico: un vitigno antico e misterioso
Il fascino di questo vino è indissolubilmente legato alla storia del suo vitigno. Il Mantonico è considerato uno dei vitigni autoctoni dalle origini più antiche e, allo stesso tempo, più incerte. Si presume che sia stato importato dagli antichi Greci intorno al VII secolo a.C., dopo il loro approdo sul promontorio di Capo Zefirio, lungo le coste ioniche della Calabria.
Le fonti storiche suggeriscono però che il Mantonico fosse già presente come varietà domesticata nell’antica Enotria, rendendolo uno dei simboli più autentici della viticoltura mediterranea arcaica.
Etimologia e vino “divinatorio”
La leggenda vuole che il vino ottenuto dal Mantonico fosse utilizzato dai sacerdoti dell’antica Locri Epizephiri e dagli indovini durante cerimonie religiose. Bevuto in abbondanza, induceva uno stato di esaltazione che, nell’antichità, veniva interpretato come una forma di contatto con il divino: un ponte simbolico tra l’umano e il soprannaturale, attraverso il quale si manifestava il dono della profezia.
Il Mantonico nella storia della viticoltura italiana
Il valore del Mantonico bianco non si limita alla dimensione storica o simbolica, ma emerge con forza anche dagli studi ampelografici e genetici più recenti. La ricerca ha permesso di chiarire i rapporti di parentela tra molte varietà italiane, riportando al centro dell’attenzione un vitigno antico, raro e a lungo sottovalutato come il Mantonico.
All’interno del complesso mosaico genetico della viticoltura italiana, il Mantonico ha svolto un ruolo chiave, affiancando varietà fondamentali come Sangiovese e Garganega nella costruzione di una parte significativa del patrimonio viticolo nazionale. La sua riscoperta, dovuta anche all’opera di Nicodemo Librandi, ha contribuito a colmare un vuoto nella ricostruzione delle origini di numerosi vitigni, confermandone l’importanza storica e scientifica.
Oggi il Mantonico bianco rappresenta non solo una testimonianza viva della viticoltura antica, ma anche una risorsa preziosa per il futuro, capace di coniugare identità territoriale, longevità e qualità enologica.
Vigna e tradizione
Seguendo l’antica consuetudine, Antonella Lombardo alleva ancora oggi il Mantonico prevalentemente ad alberello, una forma di allevamento che protegge la pianta dal sole e dal vento e che richiede grande lavoro manuale. È un ulteriore segno di continuità tra passato e presente, tra tradizione e interpretazione contemporanea.
Prospettiva e visione
Questo vitigno bianco potrebbe giocare un ruolo importante nel panorama dei grandi bianchi italiani, soprattutto grazie alle sue straordinarie capacità di invecchiamento. Il nome Autoritratto rivela con chiarezza l’ambizione di Antonella Lombardo: dare forma a un vino identitario, personale, capace di misurarsi con il tempo.
Vinificato esclusivamente in acciaio e affinato per cinque mesi, il vino dimostra come la precisione e il rispetto della materia prima possano restituire profondità senza bisogno di forzature enologiche. È anche la conferma di una convinzione sempre più solida: i grandi bianchi andrebbero bevuti almeno due anni dopo la vendemmia, quando iniziano davvero a raccontarsi.
Ottenuto da una sola vigna, questo Mantonico bianco si esprime con un sorso fresco, polposo, lunghissimo e dissetante, capace di coniugare energia e complessità. Un vino che non rincorre le mode, ma costruisce, anno dopo anno, la propria autorevolezza.










