Elena e Matteo, due giovani vignaioli che hanno scelto di vivere il vino con autenticità e rispetto
Ci sono storie che cominciano piano, con un sogno che cresce silenzioso, tra la curiosità e la passione.
“Terra Vitae” è una di queste: un progetto giovane, nato nel cuore dell’Umbria, in provincia di Perugia, che affonda le proprie radici nel 2019 quando Elena Breghi e Matteo Pelanda hanno deciso di trasformare l’amore per il vino in una scelta di vita.
Ho conosciuto Terra Vitae quasi per caso, durante una degustazione ad una Fiera mercato dei vini naturali. Due giovani volti, un entusiasmo contagioso e vini che parlavano da soli, con quella limpidezza che è propria solo delle cose fatte con sapienza e passione.
Mi sono bastati pochi sorsi per capire che dietro a quelle bottiglie c’era un progetto sincero, una visione che unisce terra, rispetto e leggerezza.
Non un’azienda vitivinicola nel senso classico, ma una visione: quella di vivere in sintonia con la terra, custodendola e ascoltandola.
Come scrivono loro stessi, “Terra Vitae è la sintesi dell’elemento che ci rappresenta, la t/Terra, che si mescola al nostro esistere, alla nostra vita”.
E in questa frase c’è già tutto: il rispetto, l’entusiasmo, la consapevolezza che il vino nasce prima di tutto da un legame profondo con il suolo e con chi lo coltiva.

Una giovane realtà radicata nella tradizione
Il progetto prende forma concreta nel 2020, quando Elena e Matteo iniziano a condurre il loro primo vigneto.
Oggi curano 2,5 ettari di vecchie vigne, alcune con più di 60 anni di età, situate su colline dolci e luminose del perugino.
La loro filosofia parte da un principio semplice ma rivoluzionario: la terra è viva, e il vignaiolo deve accompagnarla, non dominarla.
In vigna si lavora quasi esclusivamente a mano.
Si praticano sovesci autunnali per restituire fertilità al terreno, si usano quantità minime di rame e zolfo, e si lavora per aumentare l’umificazione naturale del suolo.
Ogni intervento è misurato e ragionato, volto a favorire l’equilibrio della pianta e la biodiversità dell’ambiente.
In cantina, la coerenza continua: fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, nessun controllo di temperatura e assenza di coadiuvanti enologici, se non minime dosi di solforosa per preservare la stabilità del vino.
È un approccio artigianale, pulito, che cerca di mantenere l’anima dell’uva senza sovrastrutture.

Un nome che racconta un’identità
“Terra Vitae” non è solo un nome evocativo, ma un vero e proprio manifesto.
Nelle parole dei suoi fondatori si percepisce la voglia di dare vita a un progetto che sia onesto e condiviso, fatto di tentativi, errori, sorrisi, ascolto e tanto lavoro.
Scrivono:
“Abbiamo ascoltato, studiato, assaggiato, curato, custodito e anche sbagliato. Soprattutto ci siamo divertiti, da pazzi. Oggi si parte! Non sappiamo se e dove arriveremo, ma ci auguriamo solo di continuare a divertirci e divertirsi, insieme, incontrandoci in un calice.”
Una dichiarazione d’intenti che profuma di autenticità, quella stessa autenticità che si ritrova nei loro vini.
I vini: SINERGIA e KARAKORUM
SINERGIA – Il bianco dell’equilibrio
“Sinergia” è il loro vino bianco, frutto di un blend di Malvasia di Candia, Trebbiano Toscano e Grechetto.
Un nome scelto non a caso: rappresenta la collaborazione tra elementi naturali e umani, il dialogo costante tra vigneto e cantina, tra chi lavora e la terra che risponde.
Nel calice, Sinergia si presenta con profumi freschi e immediati, note di fiori bianchi, agrumi e erbe aromatiche.
Al palato è succoso, dinamico e sapido, con una freschezza viva che invita al sorso.
È un vino territoriale e coinvolgente, che racconta l’Umbria senza artifici e che trasmette il piacere di bere qualcosa di vero.
KARAKORUM – Il rosso della sfida
Il rosso, “Karakorum”, nasce da un taglio di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon.
Già il nome è un programma: un richiamo a una sfida complessa e appassionante, ispirata alle imprese alpinistiche che hanno dato il nome alla catena montuosa più imponente dell’Asia.
“Oggi è proprio un Karakorum” – raccontano – è diventata la loro espressione per definire quei momenti in cui la fatica si trasforma in emozione, quando un ostacolo diventa scoperta.
Nel bicchiere, Karakorum mostra tannini fini, profumi di mora, ciliegia e note erbacee leggere.
È un vino armonico e bevibile, dove la morbidezza del Merlot incontra la vibrante energia del Sangiovese.
Un rosso giovane ma già equilibrato, capace di unire struttura e leggerezza con naturalezza.

La mia impressione dopo l’assaggio
Ho avuto modo di assaggiare i vini di Terra Vitae e ne sono rimasto profondamente colpito.
Non tanto (o non solo) per la loro pulizia enologica, ma per la sensazione di verità che trasmettono.
Sono vini che non cercano di stupire, ma di raccontare.
Dietro ogni sorso si percepisce la cura, la dedizione e quella gioia semplice che si prova quando il lavoro diventa vita.
E i vini di Elena e Matteo raccontano proprio questo: trasparenza, entusiasmo, autenticità.











