Le Vie di Bacco – Blog di degustazioni di vini naturali, storie e territori

Leonardo Cossi di Tenuta Cà Sciampagne

Un giorno tra le colline di Urbino: visita alla Tenuta Cà Sciampagne

Ieri, 2 luglio, ho trascorso insieme a famiglia e amici una splendida giornata alla Tenuta Cà Sciampagne, in provincia di Urbino. Proprio ieri si è festeggiato il ventinovesimo compleanno di Alessandro, che ci ha accolto insieme a suo padre Leonardo, vignaiolo appassionato, e a sua madre Paola, regalandoci un’esperienza indimenticabile sotto il caldo sole d’inizio luglio.

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La vista sui filari e i legni locali

Dall’ampio cortile della tenuta, Leonardo ci ha mostrato i suoi vigneti: filari ordinati che si stendono dolcemente sulle colline, protetti dal silenzio e dal profumo della campagna marchigiana. È lì, senza dover camminare, che si è potuta apprezzare la disposizione dei vigneti e immaginare il lavoro paziente che si nasconde dietro ogni vendemmia. Sempre nella stessa tenuta le botti per l’affinamento – realizzate con legni raccolti nei boschi circostanti – erano allineate come sentinelle di un progetto che unisce sostenibilità e radici profonde.

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Tra acciaio, legno e scambi tra amici

Ci siamo spostati sotto la cantina, dove Leonardo ci ha aperto le porte conducendoci in un ambiente riscaldato dal profumo del mosto. Ci ha spiegato che la maggior parte dei vini nasce e si affina in vasche d’acciaio inox, scelte per preservare la purezza aromatica, la freschezza e quel carattere “naturale” che contraddistingue ogni loro etichetta. Eppure, ha aggiunto, c’è un momento in cui il vino cerca la profondità: è allora che una parte delle sue “creature” viene trasferita nelle botti di legno, realizzate con legni raccolte nei boschi vicini. Quel legno non è un semplice contenitore, ma un veicolo di territorio: ogni fibra, ogni anello di crescita porta con sé l’impronta delle stagioni, trasformando l’affinamento in una sorta di “terroir concentrato”.

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Scendendo sotto terra, Leonardo ci ha condotto in una piccola stanza quasi segreta, illuminata da una luce calda. Qui, ordinatamente allineate, si trovavano decine di bottiglie di produttori amici, anch’essi operanti con filosofia naturale, adagiate su scaffali costruiti con le vecchie cassette per la raccolta dell’uva. «È la mia collezione di ispirazioni», ci ha sussurrato con un sorriso: «uno scambio di esperienze, opinioni e consigli tra vignaioli–amici che rende il nostro lavoro più ricco». Nel gioco di ombre e luci, ho compreso quanto valore ci sia in questo senso di comunità che anima la Tenuta Cà Sciampagne.

Filosofia naturale a tavola

Tornati all’aperto, sotto l’elegante porticato, la brezza di luglio portava con sé i profumi del vigneto e dei piatti preparati in cucina. Anche la scelta delle materie prime – formaggi di pecora al pascolo, salumi di suini allevati secondo metodi tradizionali, ortaggi raccolti letteralmente “in diretta” nell’orto di famiglia – ricalca la filosofia di produzione del vino: naturale, rispettosa dei tempi della terra e degli animali, priva di forzature. Paola e Alessandro hanno raccontato come ogni ingrediente arrivi in tavola grazie a prodotti selezionati con cura, e come la cura nei piccoli dettagli sia parte integrante del racconto enogastronomico.

La sala di degustazione: legno che racconta storie

Prima di accomodarci sotto il porticato, Leonardo ci ha fatto entrare in una zona interna dedicata alle degustazioni, dove il parquet sotto i nostri piedi narrava antiche memorie: era stato realizzato con i legni recuperati dalle botti di una volta, levigati dal tempo e ora adagiati a proteggere ogni passo dei visitatori. Camminare su quel legno era come sentire il battito del passato, un ponte tra la memoria dei vini maturati e il presente della nostra esperienza.

Il brindisi di benvenuto: Revoluscion

Sotto il porticato, tra risate e brindisi familiari, Alessandro e Paola hanno versato il primo calice di Revoluscion, un vino ancestrale dal fascino primordiale. Il suo paglierino brillante e le sottili bollicine raccontavano un metodo antico, capace di far esprimere al naso note di fiori bianchi e un lieve sentore di crosta di pane. Al palato, la freschezza vibrante e la lieve sapidità hanno preparato il terreno agli assaggi successivi, mentre i crostini con purea di olive, paté vegetali e ricottine freschissime e frutta ne hanno esaltato la leggerezza.

Quando il Biancame diventa “ribelle”

Il calice successivo ha rivelato Bello Ribelle, sorprendente espressione di Biancame macerato per 28 giorni sulle bucce. Non un orange wine come ci si aspettava, ma un giallo carico, quasi dorato, che sprigionava profumi agrumati – dal pompelmo al chinotto – e un corpo pieno. Lo abbiamo gustato accanto a una selezione di formaggi locali: caprini dal cuore cremoso, pecorini semistagionati e toma rustica, in un abbinamento che ha messo in luce la struttura salina del vino.

L’eleganza del Sangiovese: Guidobaldo

Con i salumi artigianali è arrivato il Guidobaldo, un rosso di pura Sangiovese dal rubino intenso e dai riflessi viola. Al naso, ciliegia matura si univa a una delicata nota balsamica, mentre al palato i tannini fini e la buona acidità bilanciavano la sapidità delle carni, creando un’armonia classica e avvolgente.

Dolce chiusura d’estate: Antani

Per concludere, la soffice zuppa inglese di Alessandro – strati di crema pasticcera, pan di spagna imbevuto di liquore e caffè – è stata accompagnata da un calice di Antani, un passito denso e dorato. Il naso ha rivelato albicocca secca, miele di castagno e un tocco di vaniglia, mentre il sorso, avvolgente e bilanciato, ha chiuso la giornata con un finale lunghissimo su note di frutta secca.

Un ricordo prezioso

Lasciare la Tenuta Cà Sciampagne, con la voce di Leonardo, la tenacia di Paola e il sorriso di Alessandro, è stato tornare a casa con un pezzo di quelle colline nel cuore. Qui il vino parla di territorio, di amicizia tra vignaioli e di un’agricoltura che celebra il naturale: un’esperienza da vivere e condividere.

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